150609

mi dice, ho impiegato un po’ di più a prepararmi, lui era già davanti alla porta con le chiavi in mano e mi chiamava e io – immagino: io ero davanti allo specchio, mi spazzolavo i capelli, mi spruzzavo il profumo dietro le orecchie, sui polsi, l’ombretto non lo uso più, non riesco a tendere le palpebre abbastanza bene per stenderlo senza che raggrumi e finisce per rimpicciolirmi gli occhi, il rossetto, nemmeno quello, ho le labbra così sottili, ormai – dovevamo andarci da settembre, fuori a cena e – continuo a immaginare: son successe delle cose ma le sai, sai che adesso ogni volta per uscire è una fatica, l’ho convinto – non avevo l’orologio, non che avessi prenotato al ristorante ma – immagino: se decide che si esce per quell’ora è a quell’ora che si esce.
mi dice, siamo usciti e c’era lei lì nel giardino con le mani sulla faccia non sapeva cosa fare, aiuto aiuto, siamo usciti dal cancello siamo entrati dentro il suo e non riusciva a dire niente – immagino: con il dito ci indicava là la porta che era aperta, lui non c’era, l’avevamo visto prima con la siepe a far da rete ci eravamo rimbalzati palle di conversazione, com’è il tempo, qualche cosa dei tre cani che han vissuto nel giardino a lui il secondo non piaceva, a domani, ci eravamo salutati, ti ricordi? ogni volta che tornavi dalla scuola o quando uscivi con le amiche lo trovavi lì seduto col giornale o a chiacchierare oppure a porgerti una pesca e forse adesso se ci pensi è come fosse sempre stato molto vecchio eppure non poteva esser così vecchio quando eri una bambina, è vecchio adesso, anche se i capelli grigi già li aveva.
mi dice, con il dito ci indicava là la porta che era aperta e siamo entrati e in corridoio c’era lui lungo disteso, con il sangue tutto intorno alla sua testa come fosse una corona si spandeva lentamente – immagino: le piastrelle in finto cotto lucidato o forse è vero e questo liquido vermiglio denso come la vernice che si allarga e ci sono cose dentro, pezzi d’osso o di cervello, una ciocca o chissà cosa – gorgogliava dalla gola e l’han girato un po’ sul fianco e chi chiamava l’ambulanza chi chiamava i suoi nipoti dopo poco si è riempita sia la stanza che strada, ci hanno detto, andate pure, troppa gente non va bene, siamo andati, insomma, è morto.
dico: cazzo. dico: allora niente cena, mi risponde: in verità ci siamo andati, da settembre che aspettavo – penso a quello che ci aspetta e le rispondo, hai fatto bene.

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