Invisible ink
Mi piacevano le penne stilografiche perché avevano un inizio e una fine, dal momento in cui si bucava la cartuccia al momento in cui sulle pareti del cilindro di plastica non restava altro che una sfumatura di colore, il ricordo dell’inchiostro. Le altre penne a un certo punto smettono di tracciare il loro segno anche quando l’inchiostro è ancora lì – e a volte basta riscaldarle col fiato o sfregarle tra le mani per riuscire almeno ad arrivare alla fine della frase, a volte basta disegnare spirali che all’inizio sono bianche sul bianco del foglio, impronte come quelle del cuscino sulla guancia ma poi si riempiono di blu, o di nero; a volte, invece, smettono di scrivere e basta. L’inchiostro è nella pancia ma non arriva alla carta.
Succede così con gli accendini. Si consuma la pietra focaia, e il gas esce sibilando ma non si infiamma, si disperde nell’aria, arriva al naso.
Poi ci sono le cose che non finiscono mai perché si perdono prima. Le gomme e le matite finiscono nell’astuccio sbagliato, il burrocacao si spezza per il caldo o cade dalla borsa lasciata aperta, appoggiata sul divano, e rotola sotto un mobile.
Si sarebbero potute scrivere parole, si sarebbero potuti accendere fuochi, si sarebbero potuti cancellare errori, si sarebbero potuti disegnare volti, si sarebbero potute idratare labbra (si sarebbero potuti scambiare baci con le labbra morbide, profumate di frutta), ma le parole restano non dette, i fuochi restano spenti, gli errori irrimediabili, i volti sbiadiscono e le labbra si seccano, si spaccano, restano socchiuse e si piegano verso il basso, dove sta la tristezza.
Avrei voluto essere come una penna stilografica e non lasciare niente di inespresso, o avrei voluto essere un burrocacao e venire leccato prima di irrancidirmi e invece ho dentro notti che resteranno fredde, pensieri che non diverranno frasi. Sono stata costruita così, non è colpa di nessuno. Sono la mina spezzata, sono la gomma che non cancella, che è cancellata.

La mia gioia quando in fondo a un cassetto o sul marciapiede trovo un mozzicone di matita, una biro mezza carica, un quadernetto con solo due pagine scritte. Sanno già fare il loro mestiere, hanno già scritto e portato disegni e frasi: saranno più flessibili e benigne con i miei.
Marco