/ˈwɪziwɪɡ/

Quando ti dico come sono non ti sto mettendo in guardia: mi sto semplicemente assicurando di darti la versione di me più aggiornata, voglio evitarti sorprese sgradite, voglio che tu sappia con chi hai a che fare. Lo chiamerei consenso informato, se fossi una terapia, ma sono una persona e allora lo chiamo, ciao, sono Chiara, mi vedi? Bene, quello che vedi è tutto quello che c’è da vedere.
Quando ti dico come sono non lo faccio per vantarmi di essere sincera: mi sto semplicemente assicurando che tu abbia la possibilità di scegliere, ti sto dando il diritto di recesso anche se non sono in vendita. Lo chiamerei contratto, se fossi un bene d’acquisto, ma sono una persona e allora lo chiamo, ciao, sono Chiara, mi senti? Bene, tutto quello che devi sapere è nella mia voce.
Quando ti dico come sono non lo faccio perché tu mi dica come sei: lo so già – la presunzione fa parte del pacchetto – e se ho deciso di dirti come sono è perché sto accettando i tuoi difetti nello stesso modo in cui accetto i miei.
Ho paura degli orologi che segnano le 9 e 11 minuti (come in questo momento) ma non ho paura del tempo, sono tanto paziente quanto esigente, mi interessa solo una cosa: che tu ci sia quando dici di esserci, e che tu ci sia del tutto, che tu non ci sia quando dici di non esserci e che tu non ci sia del tutto. Mi piacciono le sfumature, soprattutto quelle del viola, ma non conosco sfumature quando si tratta di dare e di prendere. Se mi vuoi offrire da bere sappi che non basterà una bottiglia, se mi vuoi baciare sappi che non mi basteranno le tue labbra sulle mie, se mi vuoi prendere prendimi oppure lasciami andare, se mi vuoi offendere dimostrami che mi sono sbagliata su di te, se ti vuoi arrendere dimmelo, non aspettare che sia io a farlo per entrambi – non ho bandiere bianche nel mio armadio, non sono previste dalla mia costituzione fisica che è robusta come i miei polsi e le mie spalle, forti ma non abbastanza da sopportare il peso morto della tua coscienza sporca – non assolvo né risolvo, non devolvo il mio percorso alla tua causa – hai la mappa, gambe lunghe, corri pure, non ti inseguo, non ti insegno perché so che questa cosa non si impara che da soli.

4 Responses to “/ˈwɪziwɪɡ/”

  1. Cassandra Gemini says :

    cristo, chiara. sembra scritto per me e per lui.

  2. Cassandra Gemini says :

    commento del cavolo, in realtà avrei voluto spiegare il concetto in maniera molto più approfondita e soprattutto corretta.

  3. Rebecka Sjöberg says :

    Questo testo risuona in me corde sottili… è davvero ben scritto.

  4. giulia says :

    un sospiro a più riprese,per il fiato che mi hai tolto…meraviglioso. :*

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