The future was our skin and now we don’t dream anymore [*]
Stanotte ho sognato che mi mandavi una busta piena di fotografie grandi come francobolli – piccole come francobolli. Erano fotografie di me e di te e sapevo che significavano che stavi tornando. E infatti, poi, sei tornato. Non so se sei tornato perché volevi tornare o perché io ti ho voluto fare tornare, nel sogno, ma sei tornato. Solo che non eri più tu. Nei sogni capita, no? Che una persona non sia davvero la persona che sembra – capita anche nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, capita che una persona sembri in un modo e poi invece no, a volte in meglio, spesso in peggio.
Nel sogno non eri più tu, anche se sembravi tu, ed eri cattivo. Non era una cosa che si riuscisse a capire dal tuo sguardo, che era il tuo e non contiene cattiveria – o forse sono io che non l’ho mai vista, non so – e anche il tuo viso non ti tradiva – non tradiva la persona che eri sotto quella che sembravi. Per questo mi sono avvicinata a te con fiducia, nel sogno, un po’ come ho fatto nella vita, e pensavo di trovarti, di trovare te, tornato, te, nel senso di noi. Mi sono avvicinata a te con fiducia ma hai cominciato a ferirmi, nel sogno. Nella vita c’è voluto un po’ più di tempo, e non sono sicura che tu l’abbia fatto di proposito – credo proprio di no, mi hai ferita soprappensiero – nel sogno invece c’era determinazione, nel modo in cui ti accanivi contro di me, come se fossimo nemici da sempre. Non potevamo essere nemici da sempre, lo dimostravano tutte quelle fotografie formato francobollo che ci ritraevano insieme, sorridenti, abbracciati – io ero molto bella, in quelle fotografie, così bella che, guardandole, mi rendevo improvvisamente conto di essere bella davvero, di avere passato la vita credendomi brutta per arrivare, in quel preciso momento, a vedermi com’ero davvero. Le mostravo in giro, le fotografie formato francobollo, perché qualcuno riuscisse a spiegarmi cos’era successo, perché qualcuno potesse trovarvi un indizio di quello che stava succedendo, del motivo per cui eri tornato solo per ferirmi, con le parole e con i gesti.
È strano, perché nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, mi hai ferita più che altro con il silenzio. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non abbiamo fotografie, nemmeno formato francobollo. Nella vita vera, quella prima e dopo i sogni, non sei tornato e non tornerai.
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le ultime quattro righe.
Stavo per copia-incollarle in questo commento, le ultime quattro righe, per dirti che, beh, ho capito che hai capito la mia storia. Poi però ho visto questo commento, che esprimeva tutto quanto, penso, tutto quello che c’è da dire, su quelle quattro righe, e ho lasciato stare. Ecco, era per dirti che è stata una cosa grandiosa, leggerti (come sempre, d’altronde).
Sono senza parole =)